Montagna vera

Come nostra consuetudine, ed in base alle condizioni meteo, dopo esserci bene allenati mettiamo in programma uscite come questa, cioè abbastanza impegnative.

La meta scelta è il Pizzo Cassandra 3226m per la via normale della cresta Sud-ovest, anche per questa salita ci siamo affidati al nostro amico guida alpina Cesare.

Ci si ritrova il Sabato mattina in direzione Valtellina; arrivati a Sondrio prendiamo la statale della Valmalenco, superiamo Chiesa e arriviamo fino a Chiareggio 1612m, al termine della vallata scendiamo sul greto del torrente Mallero, dove si trova comodamente spazio per parcheggiare.

Messi gli scarponi ci mettiamo in cammino seguendo il torrente, superato il corso d'acqua prendiamo a destra e ci immettiamo sulla larga mulattiera che sale al rifugio. Inizialmente la pendenza è scarsa, si prosegue circondati da un bosco di larici accompagnati dal rumore del Mallero che scorre sotto di noi, lungo il percorso incontriamo due deviazioni, da non prendere, la prima a destra per Forbicina e la seconda a sinistra per il lago Pirola.

Affrontiamo l'ultimo tratto un po' più ripido e raggiungiamo il rifugio Porro-Gerli, situato all'inizio di un pianoro che attraversiamo in pochi minuti, si prosegue passando accanto ad una cappella e subito dopo arriviamo al Rifugio Ventina 1975m, punto base per la nostra salita, abbiamo impiegato 1 ora per un dislivello di circa 350m.

Dopo esserci sistemati ci rilassiamo al sole, gustando uno spuntino e preparando l'attrezzatura (corda, piccozza, ramponi e qualche chiodo da ghiaccio). La giornata è bella, facciamo due passi prima di cena commentando la storia di questa valle, una volta il ghiacciaio arrivava fino al rifugio, alcuni cartelli segnalano il suo progressivo ritiro.

Facciamo due passi prima del tramonto, con questa luce è ideale fare qualche foto, trovato un bel punto panoramico possiamo ammirare la stupenda parete nord-ovest del Disgrazia con il ghiacciaio del Ventina e il Pizzo Cassandra, l'indomani saremo lassù, è arrivata l'ora di rientrare per la cena.

La scelta di venire al Ventina si rivela ottima, perché siamo in pochi e ci godiamo l'ospitalità, mentre al vicino Rifugio Porro è tutto esaurito per la presenza di numerose comitive iscritte al corso di alpinismo e che sicuramente incontreremo il giorno dopo lungo la via di salita.

E' ancora buio quando suona la sveglia, ci prepariamo e dopo una ricca colazione siamo pronti a partire, iniziamo a percorrere il sentiero lungo il pietroso greto del torrente, si sale sulla morena laterale sinistra del ghiacciaio del Ventina, si procede fra rade piante nell'antico dorso morenico poi, anziché seguire il filo, si entra nel vallone compreso fra le due morene, il sentiero sale lentamente sul fianco della morena, tenendosi vicino al torrente, fino a raggiungere le rocce arrotondate che formano il basamento della lingua terminale del ghiacciaio, dove mettiamo i ramponi e procediamo legati. Si prosegue sul ghiacciaio in genere abbastanza agevole puntando verso il Pizzo Cassandra.

Raggiungiamo un ampio ripiano proprio alla base del ripido vallone che porta al Passo Cassandra, come prevedibile superiamo varie cordate sui tratti sempre più ripidi, si arriva alla crepaccia terminale che si deve superare, a volte, con qualche difficoltà, il sole splende e la temperatura sale, intorno a noi lo spettacolo del ghiacciaio, ma non dobbiamo distrarci perché le cordate che ci precedono fanno scivolare diverse pietre che rotolano a grande velocità lungo il pendio ripido.

Una volta arrivati al Passo Cassandra 3097m, constatiamo che le cordate già presenti al Passo, non sono in grado di proseguire per le difficoltà tecniche lungo la cresta.

Affrontiamo il primo passaggio, subito impegnativo, che fa la selezione, seguiamo la bella cresta Sud-ovest su roccette e neve che richiede qualche attenzione, nei passaggi esposti preferiamo fare sicurezza, si avanza legati e a tratti in conserva, arriviamo all'Anticima, il più è fatto, da qui praticamente la cresta scorre orizzontale consentendo di raggiungere in pochi minuti la vetta.

Ancora una volta siamo felici per quello che abbiamo fatto, grazie naturalmente al nostro amico Cesare, uno sguardo alla bellissima vista e dopo le foto di rito si parte per tornare al passo, facendo molta attenzione in discesa per via delle rocce instabili e ricoperte di neve e ghiaccio.

Arrivati al passo riprendiamo il solco lasciato dalle numerose cordate lungo il ghiacciaio e con il morale alle stelle per la bella scalata, torniamo al rifugio, dove ci aspetta una bella birra fresca e soprattutto meritata.


Partenza

Chiareggio 1612m

Arrivo

Rifugio Ventina 1975m (1.30 ora) - Pizzo Cassandra 3226m (5 ore)

Dislivello

Da Chiareggio al rifugio Ventina 363m - dal rifugio alla vetta 1251m

Difficoltà

PD

Tempo

5 ore per l'ascensione (dal rifugio)

Cartografia

CNS 1:50.000 Monte Disgrazia; Kompass 1:50.000 Bernina-Sondrio

Accesso

Da Sondrio prendere la statale per Chiesa Valmalenco e proseguire fino a Chiareggio

Percorso

Dal ghiacciaio Ventina al Passo Cassandra per la cresta Sud-ovest al Pizzo Cassandra

Discesa

per la via di salita

Leggenda di Sassersa

Due giovani fratelli, Giacomo e Giuseppe, pastori negli alpeggi soprastanti Primolo, si erano invaghiti di Alina, graziosa e capricciosa figlia di un notabile malenco.

Spesso la fanciulla crudele si scherniva di loro e li sottoponeva ad umilianti prove d'amore, non decidendosi mai nè per l'uno nè per l'altro.

Un giorno finalmente disse che avrebbe sposato il più coraggioso, colui cioè che fosse riuscito a raggiungere l'alta vetta d'una cuspide di roccia e ghiaccio dell'alta Val Sassersa, forse il Pizzo Cassandra.

I due giovani competitori partirono per la montagna con cuore intrepido e pieno di speranza; ma non fecero più ritorno.

Le ore, i giorni trascorsero nell'attesa e Alina, presa dal rimorso, decise di andar loro incontro.

Risalì il faticoso vallone di Sassersa e, giunta stremata all'alto circo della valle dov'è ora il primo laghetto, chiamò invano i due giovani.

Pentita del suo crudele capriccio pianse amare lacrime.

Proseguì il cammino, poco più in alto e qui, dopo aver invocato nuovamente e vanamente, s'abbandonò ancora ad un pianto disperato.

Salì ancora, oltre una balza, e ormai senza lacrime singhiozzò e cadde sfinita dal dolore.

Da quel giorno, nei luoghi del pianto di Alina, rimasero tre laghetti: i laghetti di Sassersa.

Il primo, nero come il lutto; il secondo, verde come gli occhi di Alina e il più grande per via delle abbondanti lacrime; il terzo, piccolo e azzurro come il cielo che accolse il pentimento della fanciulla.

Davanti al Pizzo Cassandra, dove perirono Giacomo e Giuseppe, sorse una cima a due punte, detta dai contadini malenchi i Gemellini, oggi Pizzo Giumellino.

Le montagne circostanti presero un color rossigno come il sangue dei due fratelli caduti.